Devi seguire te stesso

educazione genitorialità consapevole leadership psicologia vita intenzionale Jul 22, 2019

Il vero leader segue se stesso, non gli altri.

La nostra educazione prevede però l’esatto contrario: sin dalla culla, dobbiamo imparare non a seguire noi stessi ma qualcun altro.

Fondamentalmente, leader si nasce (ogni bambino è un leader), ma veniamo educati a non esserlo — a essere delle vittime.

Questo è un fenomeno molto subdolo e molto complesso che ha radici lontane, e di cui non si parla molto… ma che è all’origine di tutti i problemi che siamo chiamati a fronteggiare come individui, e come collettività.

Io credo infatti che il problema principale della nostra società sia racchiuso in tutte quelle prassi e pratiche di allevamento umano che ancora chiamiamo educazione (che da quasi trecento anni è diventata sinonimo di condizionamento).

Ad oggi, nel XXI secolo, pochi sono padroni di se stessi.

Sono molte le persone che non vivono che per conformarsi al giudizio e alle aspettative altrui, che aspettano di essere scelte e che qualcuno dica loro cosa fare…

Sono moltissimi coloro che continuano a lamentarsi per le proprie condizioni (questa è la lamentela più comune), sperando che arrivi qualcuno (dall'esterno) a cambiare le cose…

In troppi continuano a comportarsi da vittime, ignorando completamente di essere loro stessi i creatori delle proprie circostanze di vita.

Deprivati della capacità di pensare in modo critico e indipendente, siamo arrivati a credere che la realtà è qualcosa che dobbiamo subire, invece che crearla.

Questa è sostanzialmente la differenza principale fra la vittima e il leader: la vittima subisce la realtà, il leader la crea (ricorda: “La vita non consiste nel trovare te stesso. La vita consiste nel creare te stesso” George Bernard Shaw).

Il punto è che ognuno può essere un leader.

La leadership non è un privilegio per pochi eletti, come molti credono, ma un dovere di tutti (la falsa credenza che la leadership sia per pochi privilegiati è un grossissimo ostacolo alla realizzazione del proprio potenziale, sia a livello individuale che collettivo).

In fondo, i grandi leader sono “semplicemente” persone che si sono assunte la più totale e assoluta responsabilità delle loro scelte e del loro mondo interiore.

Hanno inseguito le loro passioni e le loro aspirazioni fondamentali.

Hanno aperto la strada andando per primi, dimostrando che un certo stile di vita è possibile, e diventando una fonte di ispirazione per gli altri attraverso le loro parole, le loro gesta, il loro esempio.

Come affermava Warren Bennis, il processo per essere un leader non è differente dal processo che porta a essere una persona integra e responsabile, e secondo me proprio qui sta il problema di fondo: in un processo educativo che mira a spezzare l'integrità dell'individuo e ne ostacola l'auto-realizzazione.

In buona sostanza, da bambini non siamo liberi di essere ciò che siamo e attraverso un sistema di punizioni e ricompense veniamo educati a essere qualcun altro… e questo è il problema di fondo della nostra società.

La nostra volontà viene annientata da un’educazione finalizzata alla sottomissione e ci costringe a a disconnetterci dalla nostra vera essenza e costruirci un falso Sé (perdiamo il contatto con il nostro Sé autentico e una creiamo una falsa immagine di noi stessi che prende il suo posto).

In relazione a ciò, v’è da dire che molti faticano a mettere in discussione quell’educazione che viene a tutt’oggi considerata “normale” e “necessaria” (e soprattutto l’operato dei propri genitori, anch’essi limitati da questo insidioso virus transgenerazionale), ma la realtà è che siamo vittime di un’ideologia pedagogica distorta, di un sistema di credenze che abbiamo ereditato e confuso per scientifico.

In verità, i fatti dimostrati e le conoscenze che abbiamo oggi sull’infanzia ci mettono in guardia contro questo approccio educativo, portando luce su quanto siano devastanti le conseguenze dei metodi educativi tradizionali, ormai obsoleti.

Nell’introduzione del libro “Pedagogia nera: fonti storiche dell’educazione civile” di Katharina Rutschky, Paolo Perticari ha evidenziato come l’educazione moderna sia intrisa di un pensiero nero e discusso in modo approfondito dell’asservimento e maltrattamento delle coscienze, usando quello che potremmo definire uno slogan che ben delinea la mostruosità che porta con sé questa piaga: “Obbedienza è libertà e libertà non è altro che obbedienza.

Tutto è finalizzato a insegnare la cieca obbedienza, senza che sia mai consentito ai bambini di prendere delle decisioni liberamente. Il fine è quello di renderli docili e obbedienti, sulle basi dei principi basilari dell’educazione morale, che riportano ai sacri principi di stampo dogmatico: sottomissione, obbedienza, negazione di se stessi.

In questo caso, la conduzione è quella intesa da Dwight D. Eisenhower: “Leadership: l’arte di indurre qualcuno a fare quel che volete voi con la convinzione che sia lui a volerlo fare.” Funziona esattamente così. Il bambino non deve rendersi conto di nulla. Si tratta di far fare al bambino ciò che si vuole come se fosse proprio lui a volerlo… e forse è proprio qui che si cela forse il più grande inganno della pedagogia nera.

Non vi è però da meravigliarsi più di tanto. Storicamente è sempre stato così e ancora oggi è largamente diffusa l’idea che il grande uomo sia colui che sottomette gli altri e si fa servire. Da sempre, nell’animo egoista prevale questa volontà di dominio sugli altri… contrapposto all’amore altruistico, al servizio che contraddistingue la vera leadership... quella autentica!

Senza andare troppo indietro nel tempo, già ai tempi di John Locke si richiedeva “La sottomissione incondizionata della volontà del bambino a quella dei genitori.” E proprio qui, nel Quarto Comandamento, si intravede quello che è l’obiettivo di questo modello “educativo”: la sottomissione totale del bambino a quella dei genitori.

Il mantra di molti educatori è sempre stato che non è mai troppo presto per educare un bambino all’obbedienza. Nel 1748, ad esempio, il teologo svizzero-tedesco Johann Georg Sulzer evangelizzava che la volontà personale dei bambini va annientata nei primi due anni di vita, in modo tale da poterli plasmare a proprio piacimento.

Stesso discorso per quanto riguarda le scuole. Gli architetti del sistema scolastico che conosciamo lo dicevano molto chiaramente. Lo scopo della scuola doveva essere quello di rendere obbediente la volontà. L’idea di base del sistema educativo prussiano era molto semplice e altrettanto radicale: distruggere la volontà personale nei bambini, in modo tale che da adulti non avrebbero più potuto pensare in modo diverso da quello a loro imposto dalle autorità (ricordo che le scuole non sono state ideate per sviluppare le potenzialità dell’individuo ma per servire fini religiosi e politici. Il sistema che oggi conosciamo è stato deliberatamente progettato fra il XVIII e XIX secolo, con il preciso intento di indottrinare i bambini, educarli all’obbedienza e formare impiegati compiacenti e produttivi che avrebbero lavorato bene nel sistema. In altri termini, la scuola è nata come investimento per il nostro futuro economico sulle basi dell’economia industrializzata… Fatto è che negli ultimi trent’anni l’economia è mutata radicalmente… mentre la scuola è la stessa di sempre e continua a perseguire i vecchi obiettivi, formando giovani che sono totalmente impreparati a un mondo del lavoro che non premia più obbedienza e docile remissività, bensì creatività, coraggio, audacia, imprenditorialità, iniziativa, leadership).

La logica che si cela dietro questo perverso meccanismo è chiara: si mira alla completa sottomissione del bambino in famiglia e poi nelle scuole, cosicché sin da subito imparerà a genuflettersi a qualsiasi forma di autorità che ne faccia le veci in seguito.

E questo non può che avere delle serie conseguenze...

Scrive Perticari: “Con obbedienza viene intesa la sottomissione ad una volontà del genitore sovrano, ossia la deferenza verso un’intelligenza superiore che è il padre e la madre o chi ne fa le veci simboliche in famiglia. L’obbedienza è considerata una virtù borghese, e va correlata all’obiettivo della sottomissione del bambino agli adulti. La docilità dei bambini era indispensabile ed è pretesa ancora oggi in ogni momento. Si deve obbedire sempre e incondizionatamente. I bambini devono obbedire a ogni comando, soddisfare qualunque desiderio dell’adulto, eseguire gli ordini, per il loro bene. E senza interrogarsi né sui mezzi, né sugli scopi. Un bambino abituato a obbedire ai propri genitori, quando sarà libero e padrone di se stesso, si sottometterà volentieri alle leggi e alle regole della ragione, ai comandi del datore di lavoro, agli ordini militari, perché è già abituato a non agire irruentemente secondo la propria volontà. Quindi, anche l’apprendimento dell’ubbidienza è molto rilevante per le famiglie e per la società, poiché un bambino ubbidiente diventerà un cittadino obbediente al potere sovrano che è rappresentato in famiglia dal genitore e nella società dallo stato, dal sovrano e potrà inserirsi nei rapporti sociali come persona affidabile: obbedirà sempre alle autorità. La sottomissione nel contesto gerarchico di un esercito, in cui l’ubbidienza è una priorità assoluta, è dunque più facile. Il proprio figlio non dovrà mai diventare un disobbediente né un vigliacco. Dovrà fare la guerra, se necessario.”

“La soppressione della libertà e la costrizione all’adattamento non hanno inizio in un ufficio, in fabbrica o nel partito, bensì già nelle prime settimane di vita." (A. Miller)

Questo è il punto.

Si vogliono solo persone ubbidienti.

Non ribelli. Non artisti. Non leader.

Ma a quale prezzo?

Secondo molte autorevoli voci, come Alice Miller, Erich Maria Remarque, Dietrich Bonhoeffer e altri, il principio che bisogna sempre obbedire ai superiori, qualsiasi cosa essi esigano ci ha portati a due conflitti mondiali (non a caso, la linea di difesa dei gerarchi nazisti al processo di Norimberga era proprio questa: “Abbiamo semplicemente eseguito gli ordini.” E molto probabilmente non stavano mentendo…), ed è alla base della spirale di violenza che avvolge il mondo...

Oggi di questo dobbiamo essere consapevoli. Dobbiamo finalmente renderci conto che questa educazione per mezzo dei condizionamenti è altamente distruttiva, e ovviamente un grosso ostacolo per quanto riguarda la realizzazione del potenziale umano.

A tal proposito, Abraham Maslow affermava che tutte le malattie psicosomatiche non sono altro che ostacoli alla nostra auto-realizzazione… e da quanto abbiamo visto sinora non meraviglia che la depressione sia ormai diventata la malattia più diffusa a livello planetario (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Il noto psicologo statunitense, ideatore della gerarchia dei bisogni, sosteneva che se rispettiamo il bambino come individuo nella sua preziosa unicità, nella sua interezza, nelle sue necessità e bisogni, e favorendo la sua libera espressione egli andrà in modo naturale verso ciò che è meglio per lui…

In caso contrario, innumerevoli possono essere le problematiche che vanno a intaccare la propria realizzazione personale come ad esempio lo sviluppo di una mentalità fissa e di un sentimento di autostima contingente, la perdita di slancio vitale/creativo e di motivazione, e lo sviluppo di un luogo di controllo esterno.

Per chi non lo sapesse, il luogo di controllo ha a che fare con il controllo che crediamo di avere sulla nostra vita e può essere interno o esterno. Se è interno, vuol dire che crediamo nelle nostre capacità e siamo padroni del nostro volere e agire. Al contrario, se è esterno crediamo che la nostra vita sia controllata da forze e fatti esterni che sono indipendenti dalla nostra volontà. Da una ricerca condotta sull’arco di cinquant’anni a partire dagli anni Sessanta, emerge un aumento esponenziale di controllo esterno nei bambini. Questi risultati non sono per niente rassicuranti: sono correlati con scarso rendimento scolastico, senso di incapacità e impotenza, minore autocontrollo, incapacità di gestire lo stress, ansia e depressione (It's beyond my control: a cross-temporal meta-analysis of increasing externality in locus of control, 1960-2002, Personality and Social Psychology Review).

Insomma, veniamo al mondo biologicamente programmati per educare e realizzare noi stessi… con un immenso potere creativo… tutti con i nostri doni e talenti straordinari… ma veniamo immediatamente sottoposti a un serrato condizionamento che dura per svariati anni.

Obbligati a essere come gli altri vogliono, veniamo letteralmente dirottati dal vero asse della nostra vita… ed è così che sviluppiamo dei comportamenti deviati e vegetiamo in uno stato che potremmo definire tossico (i nostri stati interiori determinano la nostra esperienza e la sua qualità). Come conseguenza, indossiamo una varietà di maschere sociali e dimentichiamo il nostro vero volto… Ci dimentichiamo di essere il nostro progetto di vita… e il nostro potenziale rimane inespresso… (e questo causa una forte sofferenza, che cerchiamo poi di anestetizzare con qualsiasi rimedio).

E qui non sto parlando di un ipotetico futuro, indesiderabile sotto tutti i punti di vista… ma della realtà odierna.

Come palesemente dimostrano le ricerche condotte dalla società Gallup in 141 paesi nel 2013 e in 155 nel 2017: nove persone su dieci non trovano un senso in ciò che fanno, che è come dire che vivono una vita insensata. Se incrociamo questi risultati con il fatto che il rimpianto più comune delle persone in punto di morte sia proprio quello di non aver avuto il coraggio di vivere la vita che veramente avrebbero voluto, ma di essere invece scese a compromesso con le aspettative degli altri (Vorrei averlo fatto, Bronnie Ware)… per non parlare di tutta quella serie di problemi di natura psicologica e sociale che affligge il nostro Pianeta… il quadro che ne esce è drammatico.

S’è perso il senso della vocazione, e della vita.

Nessuno è chi sarebbe diventato se non fosse stato addomesticato a vivere la volontà altrui come propria.

Questa è la piaga dei nostri tempi, che trova le sue radici in un illuminismo decisamente poco luminoso. Per essere come gli altri vogliono perdiamo il contatto con chi siamo veramente… e viviamo una vita artificiale, dominata da una concezione errata di noi stessi (che noi stessi abbiamo creato), perpetuando l’errore, di generazione in generazione.

Cosa fare dunque?

Il principio è semplice: devi seguire te stesso.

Per quanto riguarda giovani e adulti, è fondamentale imparare nuovamente a volere. Chieditelo, che cosa vuoi tu veramente? Cosa è veramente importante e significativo per te? Non per tua mamma, tuo papà, il tuo partner, il tuo capo ufficio o la tua maestra di scuola. Per te!

Otto Rank, filosofo e psicoanalista austriaco, aveva compreso molto bene questo meccanismo. Ecco cosa scrive nel suo libro (Essere felici: la forza creativa della volontà): "L'individuo deve divenire da sé quello che è, e non trasformarsi, come accade nell'educazione e nella terapia psicoanalitica, in un buon cittadino che accetta senza obiezioni l'ideale generale, deprivato di una propria volontà personale. Questo, infatti, è lo scopo dichiarato della cura pedagogica di Adler: livellare, pareggiare. Prinzhorn ha, dal canto suo,scoperto un intento analogo, sebbene non apertamente ammesso, in Freud: la psicoanalisi si presenta come rivoluzionaria, ma in realtà è conservatrice. Chi comprende anche solo minimamente la psicologia della volontà sa che un simile conservatorismo è il mezzo migliore per produrre rivoluzionari e uomini di volontà, che però sono spinti nella nevrosi non appena intendono far valere la propria volontà. L'individuo che soffre della repressione pedagogica, sociale e morale della volontà deve assolutamente imparare di nuovo a volere. L'uomo deve diventare quello che è, lo deve volere e realizzare da sé, senza costrizione o giustificazioni e senza il bisogno di addossare ad altri la responsabilità."

Detto in termini molto semplici, devi fare la tua vera Volontà.

Cosa vuol dire? Sottolineando che la sua nozione di natura spirituale è simile alla nozione thelemica e tantrica di “fare la propria Volontà” Donald Michael Kraig, lo spiega egregiamente in questi termini: “[...] ‘fare la propria Volontà’ non significa ‘fare quello che si vuole’. Piuttosto, significa che dovete scoprire qual è la vostra ‘Vera Volontà’, e dedicarvi solo a essa. Se agite secondo la vostra Vera Volontà, e non solo secondo le vostre speranze o il vostro ego, allora sarete in armonia con il divino. ‘Fare la propria Volontà' significa scoprire cosa dovete fare nella vita, e farlo.

Detto altrimenti: “Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere, poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita.” (Martin Luther King)

Invece, per quanto riguarda i bambini dobbiamo cambiare radicalmente il modo di educare e comprendere che la propria volontà va esercitata su se stessi, e mai sugli altri… neanche per quel che si crede che sia “il loro bene”.

A questo proposito, è di vitale importanza comprendere che ognuno di noi ha una particolare funzione da compiere… e noi non possiamo sapere quale sia il bene di un’altra persona, neppure dei nostri figli. Ognuno deve seguire la sua Chiamata. Perciò, è fondamentale partire da questo presupposto: ognuno deve seguire se stesso. Semplicemente: ogni bambino è un leader, e questo a livello educativo stravolge i parametri a cui siamo stati abituati attraverso la nostra formazione, istruzione e cultura. Infatti, si tratta di un cambio di paradigma non indifferente e implica seguire il bambino, consapevoli del fatto che egli ha una sua volontà personale e sappia cosa è meglio per lui, piuttosto che dirigerlo e indirizzarlo dove e come vogliamo noi.

Noi infatti non conosciamo la sua vocazione (e non sappiamo qual è la speciale funzione che egli sarà chiamato a compiere), dunque non possiamo insegnargli a diventare questo o quello, ma la soluzione migliore è seguirlo e permettergli di essere e divenire liberamente ciò che è.

I bambini hanno una innata capacità di auto-apprendimento e vanno supportati a realizzare ciò che vogliono, piuttosto che interferire continuamente nella loro vita, in quanto questo è l’errore fondamentale alla base di tutti i problemi.

Come abbiamo avuto modo di vedere, quella che ancora oggi chiamiamo educazione è piuttosto sinonimo di condizionamento. Infatti, come sempre accaduto nella storia umana da diecimila anni a questa parte, li stiamo sfruttando i bambini, non permettendo loro di fare quel che vogliono.

Come professava anche Osho, il condizionamento dei genitori è la forma di oppressione più grande che esista, che costringe all’adattamento reprimendo la volontà personale e sopprimendo la libertà dell’individuo a favore di una collettività nevrotica.

Vittime delle teorie, anche armati di tutte le buone intenzioni… e nel tentativo di offrire una buona educazione ai nostri figli... quel che noi facciamo è imporre il nostro mondo adulto su quello dei bambini, interferendo di continuo con la loro crescita e sviluppo, e con la loro vita, quando invece dovremmo solo concedere loro lo spazio e la privacy che necessitano per crescere, permettendo loro di essere liberamente se stessi e supportandoli nel trovare un posto nel mondo alla loro specifica vocazione.

I bambini hanno bisogno di libertà (noi tutti, in realtà, non solo i bambini… il problema degli adulti è che credono di essere liberi… ma in realtà vivono la vita incatenati dai loro condizionamenti). Della libertà di esistere, di essere e divenire ciò che sono e possono, e noi non dobbiamo interferire con la loro vita cercando di trasformarli in qualcosa di diverso da ciò che sono.

È così che continuiamo a fomentare il dilagante disagio giovanile e quel gap generazionale che sembra sempre più voraginoso. Continuiamo a prediligere i bravi bambini obbedienti, e nessuno vuole che i bambini siano dissidenti o sovversivi o eretici. Si preferisce la sudditanza alla ribellione, e addirittura, nella teologia cattolica l’obbedienza è considerata una delle virtù morali più alte, che regola i rapporti fra chi è soggetto e chi esercita un’autorità.

Oggi dobbiamo però essere consapevoli del fatto che attraverso un’educazione all’obbedienza si persegue lo scopo della pedagogia nera nel formare servi obbedienti, e non individui liberi e questo non è di certo auspicabile da nessun punto di vista.

A conferma di quanto scritto sopra, da quanto emerge da recenti studi condotti negli Stati Uniti, l’obbedienza abituale è spesso associata al disadattamento e quella che viene definita obbedienza compulsiva non è per niente un bene. Vari esperti hanno infatti affermato che i bambini che eseguono gli ordini immediatamente, in modo automatico e senza fiatare e fanno tutto ciò che i genitori gli dicono di fare molto spesso diventano quel che gli adulti vogliono, dovendo rinunciare a se stessi (Compulsive compliance: The development of an inhibitory coping strategy in infancy, Journal of Abnormal Child Psychology).

Per tutti questi motivi, l’educazione all’obbedienza è totalmente controproducente.

Si tratta dunque di iniziare a collaborare gradualmente, piuttosto che imporsi con la forza o l’inganno. Di regole, e non di limiti. E in questo caso, come suggerisce Alfie Kohn, quando ci troviamo a fare i conti con una certa disobbedienza è importante ricordarci che nostro figlio non è un nostro subordinato, e che in ogni occasione possiamo comportarci come un despota o come una preziosa guida.

È dunque importante che la natura faccia il suo corso e che i bambini non vengano deviati dalla crescita naturale del loro potenziale. Questo implica un profondo rispetto dell’individuo e lasciare ai nostri figli la massima libertà, facendo ovviamente attenzione che non facciano male a sé stessi o agli altri.

È davvero importante che accogliamo la loro volontà e li aiutiamo a cercare le loro verità, senza imporre nulla.

Se i bambini non vengono condizionati, sapranno esattamente cosa fare e come vivere la loro vita e non dovranno mai confrontarsi con il rimpianto di non aver vissuto una vita autentica. Dobbiamo dunque imparare a vivere con più naturalezza, senza repressioni, senza giudizio e senza essere avvolti da quella morale inibitoria che serpeggia ovunque.

Dobbiamo imparare ad accettare noi stessi per ciò che siamo, e accettare i nostri figli e amarli per ciò che sono, senza condizioni. Questo vale anche per tutte le altre persone, perché questo è un discorso che ci riguarda tutti, come società.

Cambiare non è facile, certo, perché tutto questo va contro tutto ciò che ci hanno insegnato, ma noi genitori, adulti, leader di oggi non dobbiamo ripetere gli stessi errori delle vecchie generazioni, e imparare dai nostri figli.

Ho riflettuto molto su questi argomenti, e sono giunto alla conclusione che la cosa più semplice da fare è quella di permettere agli altri di condurre se stessi, aiutandoli e supportandoli quando richiesto. Noi dobbiamo imparare a seguire noi stessi, e per farlo dobbiamo liberarci di tutti i condizionamenti che ci limitano e impediscono di vivere una vita armoniosa e felice. E per quanto riguarda i nostri ragazzi, dobbiamo semplicemente permettere loro di seguire se stessi. Il nostro compito è infatti quello di essere un supporto che li aiuti a diventare individui autentici, liberi, indipendenti e responsabili del loro destino.

Dei leader, e non delle vittime.

Dobbiamo ricordarci che se vogliamo davvero la loro felicità, i nostri figli lo saranno se faranno e diventeranno ciò che vogliono e non ciò che vogliamo noi.

In fondo, "Diventare un leader è sinonimo di diventare se stessi." (Warren Bennis)

 

L'unica certezza è il cambiamento, e nella caotica complessità del mondo moderno è alquanto facile distrarsi, perdersi e lasciarsi sfuggire le opportunità di realizzazione che questa nuova economia offre. Per questo motivo, è davvero importantissimo essere molto chiari su quel che si vuole, raffinare le proprie doti di leadership e creare la propria realtà di vita attorno alle proprie priorità per realizzare chi si è e ciò che si vuole veramente fare — il proprio vero scopo. Il fine di questo libro è proprio quello di supportarti in questa impresa (leggi l'estratto e ordina subito la tua copia su questo link).

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